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domenica 27 settembre 2009

Intervista ad Ambra Vielmi.

Ambra Vielmi, 5 volte Campionessa Italiana, 2 volte Campionessa Europea, qualificatasi per il Torneo Olimpico di Beijing nel 2008, racconta ai lettori di Primavere e Autunni gli inizi della sua esperienza Marziale e come questa sua scelta le ha cambiato la vita.

Che cosa ti ha spinta ad iniziare la pratica?

Il sogno…il sogno di poter indossare un giorno il Chimono…quest’abito così diverso da quelli che conoscevo io da bambina…e il sogno di avere la saggezza dei guerrieri dentro ai Chimono…

Quali difficoltà hai incontrato?
La difficoltà maggiore che ho incontrato durante gli anni di pratica è stata trovare il tempo per praticare, per allenarmi…ma quando una persona ha dentro il fuoco della passione trova sempre un modo per alimentarlo e cosi da ragazzina (ho cominciato la mia avventura all’età di 13 anni con il Judo) trovavo tutti i modi per andare a lezione e crescendo ho fatto scelte molto difficili e rischiose nell’ambito lavorativo pur di poter continuare a praticare il kung fu e soprattutto il Sanda…
Per fortuna sono una che non molla mai, come mi definiscono gli amici sono una guerriera! Non ho nessun rimpianto, rifarei tutto allo stesso modo compresi i sacrifici economici, i sacrifici alimentari (ho fatto diete durissime per restare nella mia categoria -52), ho rinunciato a qualsiasi altra possibilità di praticare altri sport per non compromettere gli allenamenti e di conseguenza i risultati…
Ho trovato nel gruppo della palestra una seconda famiglia, quando condividi passione, gioie e fatiche con qualcuno, questo qualcuno diventa parte di te…senza il mio gruppo in palestra non avrei ottenuto i risultati che ho ottenuto anche se ovviamente da parte mia c’è stato sempre il massimo impegno e la priorità su tutto era il Sanda…anche durante il lavoro i miei movimenti il mio pensiero erano rivolti alle tecniche di Sanda…

Come vivi i momenti prima di ogni competizione?
Prima di una gara l’adrenalina è a mille, la paura e l’incertezza cercano di impadronirsi di te, le forze sembrano abbandonarti, è li che esce l‘Atleta, esce la grinta, la mente deve prendere il sopravvento e dominare le emozioni, deve guidarle e rendere la loro energia positiva e concretizzarla al fine di dare il meglio di te stesso…allora li mi concentravo e cercavo dentro di me la calma di una montagna e la tenacia di una tigre, poi via dopo il primo colpo tutto diventa più fluido…il mio obbiettivo è sempre stato dare il meglio delle mie potenzialità e tutto il cuore al di là del risultato…

Al di fuori della palestra e del tappeto di gara ritieni che la pratica ti abbia in qualche modo aiutata?
Praticare Arti Marziali mi ha reso più sicura di me nell’affrontare la vita di tutti i giorni con tutte le sue sfaccettature, riesco a mantenere il controllo con più serenità e a trasmettere calma e sicurezza agli altri…provare per credere, sarà chi ci è vicino a farci notare i cambiamenti…
Indubbiamente consiglio a tutti di praticare Arti Marziali in genere, in particolare il Sanda e il Tai Chi…il Sanda perché è un’Arte Marziale completa e soprattutto rispettosa dei valori umani…ho partecipato a molte competizioni di paese, nazionali, internazionali, e addirittura al torneo di presentazione parallelo alle Olimpiadi e vi garantisco che tra Atleti vige il massimo rispetto…anche nel momento in cui c’è una forte disparità tecnica il campione ha sempre rispetto dell’avversario e questo in uno sport di contatto come il nostro la dice lunga…
Per tutti i principianti che vogliono avvicinarsi al Sanda, ognuno col proprio obbiettivo, chi vuole allenare il corpo, chi la mente, chi l’istinto, chi l’autodifesa e a chi vuole mettersi in gioco al 100 x100 e salire sul Lei Tai, dico : provate e non smetterete più!!!
A tutti in abbinamento al Sanda consiglio la pratica del Tai Chi, yin e yang che lavorano insieme per mantenere l’equilibrio del corpo, della mente, dello spirito…

Dal momento che non abbiamo letto il tuo nome nelle convocazioni della nazionale nè tra i partecipanti degli ultimi campionati italiani, riusciremo a vederti nuovamente sul tappeto o hai definitivamente deciso di dire addio alle competizioni?
Per quanto riguarda le competizioni internazionali dopo il successo all’Europeo ove ho riconfermato il titolo Europeo per la seconda volta e son stata premiata come Miglior Atleta Donna del Torneo ho deciso di fermarmi…come ho detto prima i sacrifici sono molti e visto che dalla federazione aiuti economici non ne arrivano non posso continuare a vivere con mezza giornata di lavoro perché l’altra metà la devo dedicare agli allenamenti per poter competere a questi livelli, in oriente mica lavorano! Si allenano 6/8 ore al giorno e vengono pagati! Considera che per i miei ultimi risultati, ove ho dato lustro alla nazione Italia non ho avuto un euro! Ma lasciamo perdere, se l’avessi fatto per i soldi non avrei nemmeno cominciato! Quindi visto che è la passione che mi guida ho deciso di aprire una mia Associazione dove trasmettere la mia esperienza a chi vuole imparare, quindi ci rivedremo presto sul Lei Tai con il mio Team Tigre Bianca…

Cosa è stato per te il torneo olimpico del 2008?
Qui tocchi un tasto che và dritto al mio cuore…cosa è stato per me il torneo olimpico del 2008? Grande preparazione, grandi rinunce, grandi amici, e enormi emozioni…
Al di là dell’organizzazione del viaggio che questa volta è stata catastrofica (sarà che è avvenuta nel cambio di gestione dei vertici della federazione? Spero siano migliorati per il Canada…) ho avuto l’onore di stare con i migliori al mondo…ho legato con la nazione dell’Iran che mi è stata vicina e mi ha aiutata nelle fasi di riscaldamento pre-gara visto che non avevo il coach, (causa scelte politiche)…la competizione in sé è stata ad altissimo livello, la mia avversaria è stata l’atleta Filippina che era arrivata seconda al mondiale, sugli spalti ho avuto il tifo più scatenato di tutto il torneo, Consuelo, Anita, Manuel approfitto per ringraziarli ancora una volta, che con
la bandiera italiana e il loro tifo hanno saputo coinvolgere tutto il palazzetto!! Come ogni incontro è cominciato con una fase di studio, il primo round aggiudicato alla Filippina, nel secondo salgo ancora più concentrata e determinata e lo vinco nettamente, non si reggeva più in piedi e nonostante questo uno dei cinque arbitri di sedia ha dato un voto a suo favore…al terzo round ho combattuto con grinta, potenza e tecnica ma non c’è stato niente da fare non avevo gli occhi a mandorla a sufficienza perché mi fosse riconosciuta la vittoria…al verdetto la filippina piangeva a dirotto perché sapeva di aver perso e invece si è trovata col braccio alzato…mi è venuta voglia di andarmene invece ho rivolto il saluto a tutti soprattutto al pubblico, e ho guardato dritto negli occhi il capo giudice e ho scosso il capo delusa e arrabbiata…pensa che nel villaggio olimpico ho incontrato atleti di altre nazioni (tra cui Muslim)che mi hanno fermato e con una mano sulla spalla mi hanno detto hai vinto tu…per 3 giorni non ho parlato più con nessuno, tanta è stata la delusione che anche nel mio amato kung fu ci potessero essere queste brutte cose, addirittura nella cerimonia di chiusura dei giochi olimpici all’interno del nido d’uccello ho incrociato un’ arbitro molto conosciuto nel Sanda che al mio sguardo diretto ha abbassato gli occhi e girato il capo dall’altra parte…ma come
dice Consuelo, “non è forte colui che non cade mai ma colui che quando cade si rialza…”e così ho fatto, certa delle mie potenzialità ho combattuto un’ europeo eccezionale…i fatti mi hanno dato ragione…ora mi dico che và bene così che è passato tutto ma ti garantisco che quando rivedo quell’incontro dentro mi si scatena un uragano di emozioni…

Grazie per aver dedicato il tuo tempo a questa intervista
Ti ringrazio di questa chiacchierata e mi congedo col motto del Team Tigre Bianca

“CHI COMBATTE RISCHIA DI PERDERE, CHI NON COMBATTE HA GIA’ PERSO”

venerdì 20 febbraio 2009

Intervista al Maestro Giuseppe Gualdani.

Il Maestro Gualdani dell'Istituto Wushu di Firenze ha concesso ai lettori di Primavere e Autunni un'intervista dove spiega le tappe del suo avvicinamento all'Arte e le prospettive per il Wushu oggi e qualche piccolo traguardo raggiunto.

-Come ha cominciato lo studio dell’Arte?

Alla fine degli anni settanta, dopo l'avvento della cinematografia d'azione cinese i famosi gongfupian, mio fratello maggiore iniziò lo studio del wushu allora Kungfu, persso una delle innumerevoli scuole che sull'onda di quei momenti nacquero in italia. Naturalmente erano fuochi di paglia che proponevano qualcosa che non esisteva, la metà del materiale era preso da libri d'origine americana, i nostri editori corsero alla traduzione sommaria e alla vendità di opuscoli o video in sistema pal. Dobbiamo ricordarci che la Cina è stata chiusa all'occidente fino al termine degli anni ottanta e quello che usciva era in cerca di una collocazione e cavalcava una richiesta di mercato, così e nato il wushu nel mondo così è nato in Italia, con i millantatori allora come oggi. Come fratello minore ero estasiato dalle immagini di un fratello invincibile e da li a poco lo seguii nell'allenamento era l'ottobre del 1979, giovane iniziai a scimmiottare quello che si pensava fosse il kungfu cinese. La mia fortuna è stata allora come oggi quella di trovare nel mio insegnante uno dei più curiosi esseri sulla terra e mai soddisfatto continuò per anni nella ricerca del wushu permettendomi di fare esperienze importanti, Riccardo Pattarino amico ed insegnante.

-Quali sono state le esperienze più significative?

Oltre quello personali con gli amici di allora, la prima è stata nell' 86 alla scissione del gruppo del maestro Chang, fu invitato in italia da parte del gruppo fondatore dell' Unione Italiana Kungfu Cinese, di cui il mio primo insegnante Riccardo è stato uno dei fondatori, il maesto Wang arrivato da formosa per rivedere il programma tecnico dello stile Meihuaquan. Di quei giorni ricordo il fascino della cultura cinese in cui mi immersi per la prima volta, lo studio con il maestro la sensazione di fare qualcosa di importante e l'umanità con la quale il maesto ci trattava. Fu un inizio segnato, già allora, dalle differenze, tutte italiane, i maestri non potevano allenarsi con gli allievi allora lo ero ed oggi ancora lo sono. Si dovevano studiare le forme e non conprenderne il contenuto questi allora come oggi gli errori. Alcuni mesi più tardi quella più importante dal punto di vista umano e tecnico con il maestro Kong Puiwai di Hongkong. Era la primavera dell'87 tre mesi vissuti insieme, allenarsi, magiare, parlare e viaggiare in lungo e largo per l'talia per far conoscere il maestro. Esperienze che alcuni anni dopo, agli inizi del '90, mi hanno portato a sciegliere la strada dello studio del wushu abbandonando il lavoro, anni tra l'altro difficili.

-Quali sono le sensazioni che si provano praticando con i grandi Maestri?

Non si può parlare di sensazioni ma di Formazione. Cosa ti trasmette una persona? tutte quelle con cui ho avuto esperienze, cinesi o italiani mi hanno fatto capire che per studiare, praticare ed insegnare si deve capire; e capire non è semplice. Dobbiamo eliminare dalla nostro passato quello che siamo e quello che pensiamo di essere. Una volta il maestro Zhang Dugan disse a tutti noi durante un allenamento" il mio sapere lo metto qui, chi vuole lo può prendere" Il Maestro si riferiva alla volontà dell' apprendere che è la somma di molte condizioni umane; la capacità, l'umiltà, il valore e in ultimo ma forse il più importante l'allenamento. Perche solo allenandosi si cambia il nostro corpo e lo si trasforma in quello che la disciplina richiede. L'allenamento ci da il limite anche del pensiero, dobbiamo continuamente pensare al perchè di una certa azione.Un giorno il Prof. Zhang Guangde ci spiegò il significato della tecnica " ye ma feng zhong", ed è questo che cambia le cose la conoscenza, la comprensione; da allora quando mi alleno cerco quel significato e il mio corpo, la mia mente si muovono in quella direzione trasformando quello che sono. Un vecchio detto cinese recita " quando ci alleniamo nel wushu si deve sudare anche con il midollo" (questa è una mia riduzione interpretativa perche il detto è molto lungo) questo rende l'idea dell'intensita dell' allenamento che occorre per la pratica delle arti maziali cinesi.

-Che cosa pensa del Wushu del giorno d’oggi?

Anni fà la prof.ssa Yang Li mi disse: " tutto ciò che ristagna non si trasforma e perde di valore" . Penso che ci sia in italia molta ipocrisia quando si parla wushu perchè negli ultimi anni si sono tutti nascosti dietro al termine "tradizionale". Per tradizione le arti marziali sono per pochi e selezionati, noi viviamo nel secolo delle masse e della necessità di mantenere il corpo in salute con il movimento. La cina ha sviluppato il sistema wushu in duemila anni per farne dono all'umanità e questo è un bene. Il wushu è educazione, per i bambini al movimento, per gli anziani, alla salute e con i giovani allo sport ed all'amicizia tra i popoli. Se non si fosse ipocrisia sarebbe facile realizzare quanto c'è da fare nel nostro paese con il wushu. Ci sono troppi interessi non solo economici, non che non ci debbano essere, come consequenza ad una corretta formazione, e quindi troppi insegnanti. Penso che in italia la maggior parte dei praticanti ( anche sui blog ) chiama il vestito di wushu (wushu yifu) "kimono", tutti sanno che c'è il judoji, il karateji, ecc. Il kimono è il vestito tradizionale della donna Giapponese, . C'è una cultura sommaria a causa di una approssimazione della materia e si parla di wushu senza sapere, senza approfondire, non cè sviluppo senza conoscenza e soppratutto non c'è cultura del wushu. La prerogrativa del Maestro italiano (ma forse anche europeo) e quella di diventare inseganante sulla "via di Damasco", per illuminazione inventando storie e filtrando leggende, tuttalpiù praticando un mese in cina, l'ignoranza sulla disciplina fà il resto.

-Che cosa consiglia a chi approccia per la prima volta quest’Arte?

Il mio consiglio è semplice seguire alcune piccole regole; scegliere una scuola in cui i suoi insegnanti non insegnino un pò di tutto; che la disciplina sia insegnanta ed allenanata da tempo; che ci sia un percorso di studio con insegnanti riconosciuti o che almeno sia affiliata ad un organizzazione nazionale, il confronto con gli altri è importante per progradire nella tecnica; personalmete consiglierei a tutti di spogliarsi delle conoscenze che suppongono di avere e di giudicare l'insegnamento attraverso la pratica ed il raggiungimento di obbiettivi concreti ( quando parlano di energia troppo presto è pericoloso) si parla più facilmente di elementi imperscrutabili che di fatti oggettivi. Questo è il mio consiglio, in pratica si deve cercare una scuola od un insegnante ricordandoci che se lui è bravo non necessariamente i suoi studenti lo sono si devono guardare loro e vedere se la scuola cresce , ma sopratutto si deve sapere cosa cercare, verificare tramite il web che chi parla dica cose giuste, sensate. A firenze è un dire comune ".. non si fà la spesa quando si ha fame" perchè si comprerebbe qualsiasi cosa, questo principio vale anche in altri settori compreso le arti marziali cinesi.

-Cosa significa per lei praticare?

La pratica e ormai come il sangue per il corpo, necessaria. E' un continuo confronto con il sapere con la ricerca e con il movimento. E' incontrarsi con altre culture e condividere un obbiettivo, e conoscersi attraverso gli altri. e passare del tempo con dei compagni "TONGXUE" allenarsi ed allenare e scoprire ogni giorno nuove cose e condividere con gli altri la tua esperienza.

-Ha mai avuto problemi o ripensamenti durante questi anni di pratica?

Ogni anno ho dei pensieri a riguardo per questo lavoro/missione dovuto più alla stanchezza, che al bisogno di smettere. Vedere la felicità dei miei studenti, o di coloro che praticano con noi mi rende sereno, rende piacevole questo impegno. Spero in un'attenzione al nostro lavoro da parte delle isitituzioni, Coni Federazioni e ministeri, ( salute, giovani...) perchè il wushu è l'unico sport/disciplina che può essere proposta a tutti, con tutte le condizioni fisiche, e in qualsiasi situazione, non troverà mai un karateka fuori dal suo dojo ma trovera migliaia di persone nei parchi cittadini, anche a Firenze, che praticano il wushu ( daoyin o taiji).

-Che cosa progetta per il futuro?

Il futuro del wushu dipende dalla qualità dei dirigenti del movimento sportivo e le debbo dire che non sono un gran che. In toscana ci muoviamo con mezzi e con obbiettivi importanti. Il mio primo pensiero la mattina è un centro nazionale, con lo spazio per il wushu e la cultura cinese. Quest'anno abbiamo raggiunto un obbiettivo importante, anche grazie alla partecipazione di Maurizio Tronconi della Scuola del Fiume, il riconoscimento del wushu come disciplina sportiva all'interno della facoltà di scienze motorie a Firenze, nei prossimi anni verrà isitituito un master in wushu, in collaborazione con l'università dello sport di pechino. è un piccolo passo verso l'ufficialità sono contento che sia fatto a Firenze

-grazie mille per il tempo che ha mi ha dedicato

Un grazie particolare va da parte mia ai ragazzi dell'Istituto Wushu di Firenze per lo spirito e le emozioni manifestate durante le competizioni.

martedì 2 settembre 2008

Intervista con il Maestro Giancarlo Cafferata.

Il Maestro Giancarlo Cafferata ha concesso un'intervista per i lettori di Primavere e Autunni dove spiega come sono nate la sua passione per l'Arte e l'idea di fondare il Centro Studi Discipline Orientali 2000 insieme al Maestro Luca Ghinolfi.

-Come è nata la sua passione per l’Arte?
È nata perché quando Ghinolfi ed io abbiamo assistito alla competizione dei Campionati Europei ne siamo rimasti entusiasti. Ne avevamo già sentito parlare, ma averla vista dal vivo, applicata, ci ha stimolati ed abbiamo intrapreso la pratica del Karate.

-Fu una decisione che prendeste insieme?
Sì, decidemmo insieme di iniziare la Pratica. Io e Ghinolfi facevamo molte cose insieme, è sempre stato un buon amico ed un uomo con delle belle iniziative.

- Per quale motivo ha deciso di aprire e gestire una società di Arti Marziali?
Volevamo divulgare l’Arte nel Tigullio (N.D.S. il Tigullio è una zona del levante ligure che va da Portofino a Sestri Levante), a quei tempi le uniche palestre erano o a Genova o a La Spezia e quindi non alla portata di tutti. Così grazie all’entusiasmo di Ghinolfi e con il supporto del Presidente Livio Tunesi abbiamo dato il via allo studio locale di quest’Arte.

-Incontraste delle difficoltà?
No, non mi pare, da quel che ricordo il nostro era un buon Presidente che sapeva districarsi egregiamente nelle varie pratiche burocratiche.

- Che cosa ha significato per lei l’Arte?
L’Arte è stata sicuramente un’esperienza positiva, mi ha portato un certa tranquillità a livello interiore, mi era anche più facile esprimere il mio stato d’animo. Inoltre, grazie ad essa, potevo conoscere altre persone con la stessa passione. È stata un’esperienza non tanto lunga ma molto forte.

- Non tanto lunga? Quanto è durata la sua pratica?
Se parliamo del Karate andiamo dal 1967 fino al 1973. Io e Ghinolfi, avevamo iniziato insieme, cominciammo a praticare a Genova sotto la guida del Maestro Multari. Dopo aver fatto un anno di preparazione con lui proseguimmo con il Maestro Parisi con il quale, nel 1970, passammo l’esame di cintura nera. Con noi praticava Ennio Falsoni, un bravo Karateka.

- Che cosa significa ancora adesso l’Arte?
Che dire, è un bel ricordo e niente più, ormai ho smesso, ne sono “uscito fuori” però resta una bellissima esperienza. Diciamo che ha anche ampliato i miei orizzonti per quanto riguarda la vita al di fuori di essa. Ancora adesso quando assisto ad una manifestazione sono sempre entusiasta di vederla, anche se devo ammettere che, rispetto ai miei tempi noto una certa decadenza nella qualità che mi pare più limitata.

-Che tipo di decadenza?
Non vedo più quell’etica di Arte Marziale che ci era stata insegnata dal Maestro Parisi (o quando partecipammo ad uno stage con il Maestro Shirai). Il Karate ora è molto diverso da quello che si praticava ai miei tempi, e non mi lamento solo della preparazione atletica, ma anche dell’Arte da intendere come disciplina e modo di vivere.

-Grazie per la disponibilità ed il tempo concessomi.
Di niente, grazie a te.


sabato 9 agosto 2008

Intervista ad Angelica Cukon.

Angelica Cukon ha gentilmente concesso un'intervista in esclusiva per Primavere e Autunni dove racconta ai lettori la sua esperienza con il Wushu e tutto quello che per lei significa quest'Arte.

Prima di tutto grazie per aver accettato quest'intervista.
Grazie a te che hai pazientato per la risposta.. e scusami ma il visto per la Cina quest'anno mi sta impegnando più del tempo sperato.


Nessun problema.
Raccontaci come è iniziata la tua passione per il Wushu.

Il tutù e le scarpette rosa non mi si addicevano molto, o meglio, dopo 2 anni di pianti e urla forse mia mamma ha capito che non mi piaceva.. e la ginnastica artistica dopo un po' ha iniziato a diventare monotona, così.. cosa vuoi che voglia fare una bimba dolce tenera e carina di 7/8 anni?! Arti Marziali no?! E poi il mio idolo era Michelangelo delle tartarughe ninja, quello arancione che mangia sempre pizza, hai presente?!

Come riesci a coniugare gli allenamenti (perchè immagino che le ore di allenamento saranno
molteplici) con la tua vita?
Quando sono sotto gara o dimostrazione.. beh.. non vivo..scherzo, vivo ma in palestra
La giornata tipo è: sveglia, colazione, palestra, pranzo, riposo di un' oretta, palestra, cena e dormo. Così tutti i giorni, tanto che chi si allena con te diventa come tuo fratello o tua sorella, il Maestro come un padre, la palestra come una casa, e quando finiscono le gare e devi recuperare le lezioni perse e non puoi vederli così spesso ti mancano, un po' come quando sei lontano e ti manca casa.
Magari il Wushu fosse come il calcio e potessi essere tutti i giorni a "casa" con i miei "fratelli e sorelle" ...
Magari il Wushu fosse il mio lavoro..

E non potrebbe diventarlo il tuo lavoro?
Il mio sogno è quello di aprire una palestra mia, una di quelle vere, con il tappeto da gara e tutto quello che serve.. magari trovare un ragazzo con la mia stessa passione (o forse l'ho già trovato?!), e realizzare questo sogno insieme a lui...
Ora vedremo il futuro cosa potrà offrirmi

Te lo auguriamo!
Il Wushu ha mai costituito per te un ostacolo?
No, al massimo la scuola è stata un ostacolo ai miei allenamenti.

Durante una gara di livello internazionale quali sono i tuoi pensieri prima, durante, e dopo l'entrata sul tappeto di gara?
Beh, sinceramente al primo Campionato Europeo che feci, prima di entrare sul tappeto di gara stavo per piangere, ero agitatissima... poi avevo 14 anni, una lacrima ci poteva stare...
Però non piansi, anzi, mi ricordo che il mio Maestro di allora mi guardò e disse: "ma che fai?piangi?"
Io scossi la testa facendo segno di no e mi tenni tutto dentro, poi però sul tappeto esplosi a mille... e ne valse la pena! Primo campionato europeo della mia vita, prima gara (arma corta: nandao - sciabola): un secondo posto!
Molti dicono rubato, che io dovevo essere prima, e ci furono molte critiche perche l'ucraina che arrivò prima gareggiava da molti anni ed era la sua ultima gara, ma a me non importava, avevo un argento europeo al primo tentativo, e avevo altre due specialità in cui competere.
Altre due possibilità che poi si trasformarono in un primo posto in arma lunga (nangun) e un terzo in mano nuda (nanquan).
Per quanto riguarda gli europei successivi, ho sempre pensato che quell'oro in Nangun è sempre stato mio da quando ho gareggiato, che nessuno me l'avrebbe portato via perchè li, in quel campo, in quella specialità, io sono la migliore in Europa... e così è stato.
è un po' come in tutte le cose.. devi credere in te stesso.. devi credere nei sogni.. perchè solo così si avverano!

Questi sono pensieri che dovrebbero avere molti atleti prima di
gareggiare!
Hai stretto rapporti con i tuoi compagni di pratica anche se sul tappeto sono tuoi avversari?
Eccome! Prima di salire sui tappeti di gara europei e mondiali non ci guardiamo nemmeno...ma quando siamo lontane ci manchiamo da morire, il ragazzo di una di loro è persino geloso di me perchè dice che in ogni discorso in un modo o nell'altro lei finisce con il parlare di me... e io anche! Dasha è come una sorella per me e ogni volta che ci salutiamo dopo le gare sono lacrime a fiumi.

Come vivi le esperienze di allenamento in Cina?
Utili al 200 per cento.. i Cinesi sono i migliori del mondo in questo sport.. e poi mi sto laureando in cinese a Cà Foscari, il che mi permette anche di approfondire la loro cultura e la loro lingua.

Quindi la tua passione per la Cina è una passione totale, mi pare di capire..
A 360° direi .. che sia nata nel continente sbagliato?!

Vorresti, in queste tue sessioni, poterti allenare in una scuola o con un Maestro in particolare?

Liu Tao, dell'università dello sport di Chengdu. Ora è in Canada ad allenare la Nazionale Canadese, ma spero di rivederlo presto.
E' in grado di insegnare e trasmetterti tutta la sua passione per quest'Arte, e sono pochi i Maestri che sono in grado di farlo, perchè essere bravi atleti non significa poter essere anche bravi Maestri... e lui per me è tra i migliori

Che progetti hai per il tuo futuro agonistico?
Ora andrò in Cina un anno per lavorare, ma non sarà un lavoro impegnativo, infatti occuperà solo 3 o 4 ore della mia giornata e in più ho già trovato una palestra dove allenarmi.
Una volta si diceva che a 22 o 23 anni per lo sport si è già vecchi, ma ormai ci sono sempre più atleti (Cinesi, Koreani, Malesiani compresi, cioè i migliori del mondo) che gareggiano fino a 30 anni o anche di più...per cui che progetti ho? Beh, continuare, migliorarsi e non smettere mai!

Segui un modello in particolare quando ti alleni?
Intendi un tipo di allenamento o se mi ispiro a qualcuno?

Entrambi..
Per l'allenamento, io mi fido del mio Maestro e seguo i suoi consigli... per il Qualcuno invece... beh.. Jet Li (Li Lianjie) resta il migliore al mondo, ma il migliore, per me, resterà sempre Giorgio Pasotti, italiano, di Bergamo come me, che, anche senza occhi a mandorla, è riuscito ad arrivare in alto nel mondo del Wushu! E secondo me come lui non ci sarà più nessuno!

Che cosa consiglieresti a chi approccia per la prima volta quest'Arte?
Essere sempre se stessi, perchè con o senza una medaglia al collo Tu sei sempre Tu, e la gente ti ammirerà per quello che sei e che gli fai provare quando ti vedono in gara, non per un nome o una medaglia vinta o persa.
Perchè anche se arriverai sul gradino più alto del podio, in realtà non sarai arrivato, perchè dietro di te ci sono molti altri atleti che stanno sudando con il solo scopo di superarti.
Se gareggi è per vincere non per partecipare, è ovvio, ma sarai un campione solo se in pedana salirai con il cuore!

Come non sottoscrivere le tue parole?! Bene abbiamo finito, ti ringrazio per la disponibilità
e ti auguro buona fortuna per gli Europei in Polonia. Jiayou!
Grazie a te! Ma per quest'anno gli Europei in Polonia si faranno senza di me.
Partirò il 16 agosto per la Cina, per lavoro e per duri allenamenti in preparazione del Mondiale del 2009 che si terrà in Canada.. o almeno spero sarà cosi!
In caso contrario continuerò ad allenarmi.. perchè per me il Wushu non è solo gare, ma è qualcosa di più, è qualcosa che mi fa sorridere appena mi metto le scarpe da allenamento, o quando, dopo tanto allenamento, riesco in qualcosa che prima non ero in grado di fare: per me il Wushu è passione!