Sul Corriere è comparso questo interessante articolo.
Interessante perchè è una questione nata già da tempo.
Questa la mia opinione.
Trovo che sia assolutamente normale, da un certo punto di vista, parlare di declino.
Nell'articolo si dice che da una dozzina d'anni le scuole di Arti Marziali e i loro allievi siano dimezzati rispetto a prima. Normale.
Partiamo da un presupposto: il sogno cinese delle Arti Marziali è prettamente occidentale, lo si potrebbe paragonare al sogno americano che è tale per chi non è americano mentre per loro si chiama semplicemente routine.
Le scuole di Arti Marziali in Cina hanno sempre avuto come unica funzione quella di raccogliere i ragazzini di famiglie generalmente povere. Mi spiego meglio: in Cina chi veramente desidera diventare qualcuno nel campo del Wushu sa benissimo che non servirà a nulla finire in una delle tante scuole presenti sul territorio. Se vorrà essere notato da Jet Li dovrà andare in quella determinata scuola, se vorrà far parte della nazionale dovrà andare in quell'altra. Fine del discorso. Chi, poi, fosse effettivamente interessato solo all'universo marziale, filosofia compresa, probabilmente finirà al tempio.
Le altre scuole raccolgono ragazzini mandati lì dalle proprie famiglie perchè possano ricevere un'istruzione di base (sebbene il livello sia discutibile) e una disciplina fisica e mentale. Chi frequenta quelle scuole lì sa benissimo che finiti gli anni di studio con ogni probabilità tornerà a lavorare nei campi o si arruolerà forte di una buona disciplina e di un ottimo allenamento fisico.
Difficilmente le cose andranno diversamente, al massimo si verrà promossi ad allenatori all'interno della scuola percependo uno stipendio minimo.
Tutta un'idea occidentale, quindi.
Credo sia normale, ora, vedere in modo così palese questa decadenza.
Con la crescita del turismo e dell'interessamento occidentale nei confronti delle scuole, specialmente quelle situate a DengFeng, anche i cinesi si stanno evolvendo in tal senso proponendo ogni anno un prodotto che possa soddisfare i turisti, gli appassionati. Diventa facile, quindi, incappare in scuole costruite solo per quello scopo (ovvero ricavare più soldi possibili).
Niente di nuovo sul fronte orientale, mi verrebbe da dire.
venerdì 24 febbraio 2012
Scuole e Kung Fu in Cina.
Etichette:
Editoriale
venerdì 27 maggio 2011
Video profilo di un Praticante.
Il seguente video è stato realizzato da alcune studentesse dell'università IULM impegnate nella realizzazione di un progetto riguardante la vita di giovani studenti appassionati ad attività sportive fuori dagli standard.
Così Andrea ci racconta la sua esperienza nello Shaolin.
venerdì 11 marzo 2011
Tesi.
Cari lettori, sono consapevole del fatto di aver trascurato questo spazio per lungo tempo dedicando ad esso solo brevi e sporadici aggiornamenti e mi scuso per questa mia mancanza, ma da un po' di tempo a questa parte gli impegni sono diventati molteplici e il tempo per raccogliere informazioni sempre minore.
Torno ad aggiornare, questa volta, per mettervi al corrente del raggiungimento, da parte mia, di un piccolo traguardo che, però, da un certo punto di vista mi rende orgogliosa di esserci finalmente riuscita.
L'11 novembre del 2010 mi sono laureata, ma non è la laurea di per sè che mi rende orgogliosa, quanto il fatto di essere riuscita a passare il traguardo con una prova finale (o tesi, che dir si voglia) dal titolo "Ruolo delle Arti Marziali nella costruzione della dimensione valoriale ed identitaria degli individui: una ricerca empirica qualitativa".
Come potrete ben immaginare dal titolo, la tesi tratta delle Arti Marziali (nel dettaglio del Wushu) e di come queste influenzino la quotidianità dei Praticanti.
Riporto qua di seguito l'introduzione del mio lavoro.
Con tanto che nei prossimi post sono intenzionata a pubblicare degli, chiamiamoli così, estratti di questo lavoro, invito chiunque volesse leggere la tesi per completo ad inviarmi una e-mail all'indirizzo che trovate nella colonna a destra ed io provvederò a mandare in allegato il lavoro completo.
"Le motivazioni che mi hanno spinta ad intraprendere questo lavoro si basano sulla mia esperienza nel campo delle Arti Marziali che pratico ormai da più di otto anni.
Nello sviluppo di questo mio percorso ho avuto modo di maturare delle considerazioni riguardo alla Pratica che mi hanno portata, con il passare degli anni, a volerle comprovare tramite il dialogo con altri Praticanti.
Grazie al mio percorso universitario sono riuscita ad acquisire le basi per poter attuare questo mio proposito, da qua, quindi, l’idea di trasformare quest’argomento nella mia tesi di laurea.
Per motivi come l’enorme bacino di stili di Arti Marziali, ma anche per via delle conoscenze mie nel campo, ho ridotto l’analisi solo al Wushu, ovvero alle Arti Marziali cinesi, come verrà spiegato nella prima parte dell’elaborato.
Il mio lavoro si suddivide in tre parti.
La prima parte è incentrata sulle Arti Marziali, la loro storia, l’evoluzione e la loro filosofia. Ho ritenuto opportuno incominciare l’elaborato in questo modo, per poter dare una visione d’insieme dell’argomento rispetto al quale molti potrebbero essere digiuni. Io stessa nella fase di stesura di questa parte ho incontrato notevoli difficoltà nel reperimento delle fonti.
Nel capitolo della storia e dell’evoluzione vengono esposti i problemi di ricostruzione storica degli eventi e, quindi, della nascita delle Arti Marziali; in seguito vengono trattati quelli che, dal mio punto di vista, sono alcuni punti fondamentali ad esempio i miti delle Arti, la loro poca validità storica e, successivamente, le icone come il Tempio Shaolin, alcuni aspetti poco conosciuti in Occidente dai praticanti stessi come l’esempio del Tempio di Yongtai (Tempio di Monache Guerriere) e le difficoltà di affermazione delle Arti Marziali in quasi tutti i paesi occidentali prima del definitivo avvento e successo del cinema di Hong Kong.
Il capitolo sulla filosofia riassume brevemente alcuni aspetti filosofici legati alle Arti Marziali e alla loro stretta vicinanza, se non addirittura unione, con i concetti Buddhisti.
La seconda parte, invece, tratta dell’approccio usato cercando di dare una visione generale di come esso si sia evoluto nel tempo e quali siano state le difficoltà incontrate al momento della sua nascita.
Il quarto capitolo è incentrato sulla tecnica specifica dell’approccio che ho utilizzato per lo svolgimento del mio lavoro.
Infine, la terza parte è quella della ricerca vera e propria.
Nel quinto capitolo ho esposto a brevi linee quella che è stata la mia esperienza per poter esporre le motivazioni che hanno sviluppato le mie ipotesi.
Le supposizioni da cui partivo riguardavano, in particolar modo, gli aspetti di crescita valoriale e personale da parte degli individui, il cambiamento dell’atteggiamento nei confronti del rapporto con gli altri e con la quotidianità stessa.
Le domande che mi ponevo all’inizio del lavoro erano, dal mio punto di vista, piuttosto semplici. Mi domandavo se fosse vero che Praticare Arti Marziali potesse in qualche modo arrivare a modificare la visione d’insieme dei fatti, delle vicende, delle persone e, perché no, anche di stessi. Mettevo in dubbio la mia visione preferenziale della figura del Maestro come guida nella Pratica e nella vita. Cercavo di scoprire se solo io considerassi i miei compagni di allenamento delle persone particolari dal punto di vista affettivo ed empatico.
Le interviste condotte avevano, quindi, come scopo proprio quello di indagare queste ipotesi. Il lavoro d’intervista e, successivamente di analisi delle trascrizioni, sono stati fatti cercando di mantenere un totale distacco per non corrompere i risultati con miei eventuali pregiudizi sull’argomento.
I soggetti intervistati appartengono a due diverse Scuole di Arti Marziali e hanno alle spalle un’esperienza di Pratica di almeno un anno. Alcuni di loro sono considerarti gli “Allievi anziani” nelle rispettive Scuole, mentre gli altri sono stati scelti tramite un campionamento casuale. Mi sembra doveroso in questa sede ringraziare tutti coloro che hanno dato la loro piena disponibilità per l’effettuazione delle interviste dimostrandosi estremamente disponibili nel venire incontro anche alle mie esigenze.
Successivamente ho riportato alcune ricerche svolte sull’argomento suddividendole per i temi trattati, ad esempio l’aggressività piuttosto che gli aspetti psicoterapeutici o la terapia nelle famiglie. Grazie alla lettura di queste ricerche ho potuto non solo ampliare il bacino delle miei ipotesi, ma anche avere conferma riguardo ad alcune mie supposizioni.
Nel sesto capitolo vi è, poi, l’esposizione vera e propria dei risultati fuoriusciti dall’analisi delle interviste.
Il capitolo si suddivide in paragrafi che rappresentano i temi principali emersi dalle testimonianze raccolte."
Nello sviluppo di questo mio percorso ho avuto modo di maturare delle considerazioni riguardo alla Pratica che mi hanno portata, con il passare degli anni, a volerle comprovare tramite il dialogo con altri Praticanti.
Grazie al mio percorso universitario sono riuscita ad acquisire le basi per poter attuare questo mio proposito, da qua, quindi, l’idea di trasformare quest’argomento nella mia tesi di laurea.
Per motivi come l’enorme bacino di stili di Arti Marziali, ma anche per via delle conoscenze mie nel campo, ho ridotto l’analisi solo al Wushu, ovvero alle Arti Marziali cinesi, come verrà spiegato nella prima parte dell’elaborato.
Il mio lavoro si suddivide in tre parti.
La prima parte è incentrata sulle Arti Marziali, la loro storia, l’evoluzione e la loro filosofia. Ho ritenuto opportuno incominciare l’elaborato in questo modo, per poter dare una visione d’insieme dell’argomento rispetto al quale molti potrebbero essere digiuni. Io stessa nella fase di stesura di questa parte ho incontrato notevoli difficoltà nel reperimento delle fonti.
Nel capitolo della storia e dell’evoluzione vengono esposti i problemi di ricostruzione storica degli eventi e, quindi, della nascita delle Arti Marziali; in seguito vengono trattati quelli che, dal mio punto di vista, sono alcuni punti fondamentali ad esempio i miti delle Arti, la loro poca validità storica e, successivamente, le icone come il Tempio Shaolin, alcuni aspetti poco conosciuti in Occidente dai praticanti stessi come l’esempio del Tempio di Yongtai (Tempio di Monache Guerriere) e le difficoltà di affermazione delle Arti Marziali in quasi tutti i paesi occidentali prima del definitivo avvento e successo del cinema di Hong Kong.
Il capitolo sulla filosofia riassume brevemente alcuni aspetti filosofici legati alle Arti Marziali e alla loro stretta vicinanza, se non addirittura unione, con i concetti Buddhisti.
La seconda parte, invece, tratta dell’approccio usato cercando di dare una visione generale di come esso si sia evoluto nel tempo e quali siano state le difficoltà incontrate al momento della sua nascita.
Il quarto capitolo è incentrato sulla tecnica specifica dell’approccio che ho utilizzato per lo svolgimento del mio lavoro.
Infine, la terza parte è quella della ricerca vera e propria.
Nel quinto capitolo ho esposto a brevi linee quella che è stata la mia esperienza per poter esporre le motivazioni che hanno sviluppato le mie ipotesi.
Le supposizioni da cui partivo riguardavano, in particolar modo, gli aspetti di crescita valoriale e personale da parte degli individui, il cambiamento dell’atteggiamento nei confronti del rapporto con gli altri e con la quotidianità stessa.
Le domande che mi ponevo all’inizio del lavoro erano, dal mio punto di vista, piuttosto semplici. Mi domandavo se fosse vero che Praticare Arti Marziali potesse in qualche modo arrivare a modificare la visione d’insieme dei fatti, delle vicende, delle persone e, perché no, anche di stessi. Mettevo in dubbio la mia visione preferenziale della figura del Maestro come guida nella Pratica e nella vita. Cercavo di scoprire se solo io considerassi i miei compagni di allenamento delle persone particolari dal punto di vista affettivo ed empatico.
Le interviste condotte avevano, quindi, come scopo proprio quello di indagare queste ipotesi. Il lavoro d’intervista e, successivamente di analisi delle trascrizioni, sono stati fatti cercando di mantenere un totale distacco per non corrompere i risultati con miei eventuali pregiudizi sull’argomento.
I soggetti intervistati appartengono a due diverse Scuole di Arti Marziali e hanno alle spalle un’esperienza di Pratica di almeno un anno. Alcuni di loro sono considerarti gli “Allievi anziani” nelle rispettive Scuole, mentre gli altri sono stati scelti tramite un campionamento casuale. Mi sembra doveroso in questa sede ringraziare tutti coloro che hanno dato la loro piena disponibilità per l’effettuazione delle interviste dimostrandosi estremamente disponibili nel venire incontro anche alle mie esigenze.
Successivamente ho riportato alcune ricerche svolte sull’argomento suddividendole per i temi trattati, ad esempio l’aggressività piuttosto che gli aspetti psicoterapeutici o la terapia nelle famiglie. Grazie alla lettura di queste ricerche ho potuto non solo ampliare il bacino delle miei ipotesi, ma anche avere conferma riguardo ad alcune mie supposizioni.
Nel sesto capitolo vi è, poi, l’esposizione vera e propria dei risultati fuoriusciti dall’analisi delle interviste.
Il capitolo si suddivide in paragrafi che rappresentano i temi principali emersi dalle testimonianze raccolte."
Etichette:
Editoriale
giovedì 3 febbraio 2011
domenica 19 dicembre 2010
Sai che...: Le Arti Marziali come cura per lo spirito.
Vittoria Sani, infermiera, 51 anni.
Nel 2005 le viene diagnosticato un carcinoma al seno. A causa della diagnosi e delle cure intraprese è costretta ad abbandonare piscina e palestra. passato il momento più critico e ben lontana dal volersi autocommiserare, Vittoria, si avvicina al mondo delle Arti Marziali, cominciando con il Tai Chi Chuan per poi spostarsi sull'Hung Gar.
Risultato? A 51 anni ha conquistato la medaglia d'oro ai campionati internazionali.
Sicuramente Vittoria ha trovato, prima ancora che nella Pratica, una grande forza di volontà in sè per non lasciarsi sopraffare dalla situazione, ed è grazie a quella, unita alla passione che ha incontrato nell'avvicinarsi al mondo marziale, che ha potuto raggiungere tale risultato.
Ringrazio Viviana B. per la segnalazione dell'articolo che potete trovare per completo qui.
Etichette:
Sai che...
martedì 7 dicembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
La mente comune.
Un giorno un giovane monaco si recò dal suo Maestro e gli chiese:
"Maestro come dovrei mettere in pratica il Tao?"
Il Maestro gli rispose:
"Mangia quando hai fame e dormi quando sei stanco."
Il giovane monaco, stupito, replicò:
"Ma non è ciò che fanno quasi tutti?"
"No" gli rispose il Maestro "non è quello che fanno quasi tutti. I più coltivano mille desideri mentre mangiano, e sciolgono mille nodi mentre dormono."
Quanti si svegliano al mattino rimuginando ancora problemi del giorno precedente? Dovremmo prendere tutto ciò che minaccia la nostra pace mentale e gettarlo via. Dovremmo vivere secondo la nostra natura originale, perchè la mente comune è il Tao.
Etichette:
Filosofia
Iscriviti a:
Post (Atom)
